Il campo da tennis dimenticato

Prendete un campo da tennis in cemento nella provincia di Modena, senza rete regolamentare per dividere il campo, con i pali per sostenere la stessa arrugginiti dal tempo.

Metteteci pure una infinita serie di buche e crepe degne di un bombardamento scientifico e un mucchio di foglie e di erbacce accumulate negli anni.

Direte voi cosa manca per chiamare una ditta e demolire lo stesso?

Mancavo io!

 Si, proprio io Ferrari Giorgio che, contagiato da mia figlia Martina (n.d.r discreta tennista, speriamo che non legga questo passaggio) ho cercato il modo per poter almeno tentare di rendere decente quel rettangolo di cemento vuoto.

Grazie al Dott. Pradella Erminio, che purtroppo ci ha lasciati alcuni mesi or sono, ho recuperato una rete non nuova ma in discrete condizioni e... miracolo è bastato questo per dare una seppur elementare sembianza di campo da tennis.

Ma a quel punto, con non poca sorpresa, mi accorsi che oltre a me e a mia figlia altre persone si recavano a giocare e dove prima nessuno quasi osava entrare capitava di dover attendere il proprio turno per scambiare dritti e rovesci.

Preso da questa sfida e incoraggiato dall’idea di fare qualcosa di utile, ho iniziato a chiudere crepe e buche con la manualità di un muratore provetto.

E giù con vernice bianca per le righe che nel frattempo erano quasi cancellate, vernice rossa per l’interno e verde per l’esterno fino ad arrivare a renderlo, mi si passi il termine, accettabile per chiunque adori avere una racchetta e una pallina in mano.